la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

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Asparagi selvatici e ricotta di pecora come augurio di Pasqua

Joss Stone ft. John Legend- Tell me something good

Al limite massimo per darvi un’ispirazione, oggi vi racconto di una torta salata nata dalla fretta e dalla necessità, ma buonissima, grazie agli ingredienti che arrivano tutti dalla terra della mia nonna.

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Mio papà è arrivato giovedì, dopo un mese trascorso in Sardegna a far compagnia a sua mamma. Credo che la macchina, una station wagon bella spaziosa, fosse stipata fino all’ultimo millimetro, manco ci fosse un trasloco. Infatti la quantità di prelibatezze che mi sono portata a casa va, come minimo, triplicata per tre. Arance e limoni colti dall’albero prima di mettersi in viaggio, erbe aromatiche, dolci di ogni tipo, mirto nuovo, vino, carciofi, formaggio, salsiccia, saba, e sicuramente dimentico qualcosa. Un vero e proprio bottino (eh sì, in fondo siamo proprio gente del Sud, la mia metà svizzera impallidisce di fronte a queste scene!). Continua a leggere…

Goodbye holidays…

Nel mio ultimo post dedicato al turismo in Sardegna vorrei lasciare, come cartoline appese a un frigo, alcune foto più “urbane”.  La natura regala sempre spettacoli magnifici, ma ammetto che sono l’uomo, la sua intimità, la vita che ci circonda, che mi affascinano maggiormente.

E. ed io abbiamo passato due giorni ad Alghero, passeggiando stupiti nel suo centro storico fortificato, con le mura a picco sul mare e le stradine strette, mangiando fainé e gelati, bevendo Ichnusa dalla bottiglia e ammirando il tramonto. Abbiamo dormito in un B&b molto carino, Da Claudio (http://www.bandbdaclaudio.it/) e mangiato al ristorante Sa Mesa ( http://www.ristorantesamesa.eu/), dove abbiamo assaggiato un menu degustazione di carne, davvero ottimo: tagliere di affettati misti, ravioli tipici al formaggio, grigliata di carne e dolce del giorno, con un prezzo davvero ragionevole (non ricordo esattamente, ma meno di 50 Euro in due)!
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La mattina abbiamo poi preso la strada panoramica che da Alghero porta a Bosa, uno dei borghi più belli d’Italia!

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Infine, tornati dalla nonna, abbiamo passato un pomeriggio a visitare Cagliari, il suo fascino da città portuale un po’ decadente e antica, il centro tutto in salita, la vista dal bastione San Remy, le vecchie case popolari, il cosmopolitismo..

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E con queste foto, diciamo addio alle vacanze estive, e rituffiamoci nella vita di tutti i giorni!

Buon settembre!

A sud solo il mare

E così l’estate è finita, con un acquazzone che si è portato via caldo e spensieratezza, e con un aereo che mi ha riportato in Trentino. Nelle ultime due settimane ho fatto la turista, ho mostrato a E. le parti più belle dell’isola, ho visto spiagge incredibili, stradine di paese che fanno pensare agli anni ’50, famiglie meravigliose, rumorose e ingombranti, ho visitato borghi bellissimi, mangiato cose nuove. Insomma, una di quelle vacanze come ci vogliono, che ti ricaricano e che poi le rimpiangi per tre mesi, come neanche la pubblicità della Costa Crociere.

Cala Domestica, vicino a Buggerru

Cala Domestica, vicino a Buggerru

Complesso nuragico di Barumini

Complesso nuragico di Barumini

Cala Luna, Dorgali

Cala Luna, Dorgali

La Pelosa, Stintino

La Pelosa, Stintino

le magie del vento, nell'iglesiente

le magie del vento, nell’iglesiente

spiaggia di Masua

spiaggia di Masua

questi sono solo alcuni dei panorami di cui ho goduto, nel prossimo post, insieme a una ricetta sarda a cui sono particolarmente affezionata, metterò anche qualche foto dei borghi più belli!

I biscotti con una storia: papassinas

Continuo con le ricette dei dolci sardi, e oggi parliamo delle papassinas. Dal sito http://www.sunuraghe.it traggo una piccola spiegazione dei dolci, che non sono certo tipici del periodo estivo, vista la loro ricchezza, ma diciamo che ci si può iniziare ad esercitare adesso, per essere bravissimi nel momento opportuno!
“Fino a pochi anni fa, papassinos e papassinas servivano per decorare il “tavolo dei morti”, preparato nella notte tra il 1° e il 2 novembre in occasione della ricorrenza dei defunti.
La tavola ritualmente apparecchiata veniva associata all’annuale ritorno dei morti, la ciclica visita dei trapassati: in quella notte si credeva che i morti tornassero a far visita ai vivi, ai parenti ed agli amici.
Oltre agli ingredienti, altra costante di is papassinas è l’aspetto a forma di rombo, figura geometrica con tutti i lati uguali, paralleli a due a due, con coppie di angoli acuti e ottusi.
Nel mondo dei simboli, la figura quadrangolare rimanda alla terra, in antitesi col cerchio della volta celeste; indica l’esistenza terrena, immutabilità e integrazione. Il rombo è il principio creativo femminile, rimanda alla Dea Madre, alla terra che dà vita ed al sepolcro che accoglie i corpi al cessare della vita. A volte, il rombo, scomposto in triangoli nel segno grafico dello zig-zag, decora le domus de Janas, tombe scavate nelle rocce in Sardegna e in quelle neolitiche di altri territori. Nell’ingresso-grembo dei sepolcri dipinti di ocra rossa si entrava, deposti in posizione fetale, in attesa della successiva uscita e rinascita.” (tratto da: http://www.sunuraghe.it/2010/sapere-e-sapori-is-papassinas-de-su-sulcis-gli-ingredienti-del-ricordo )
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Quella che segue è la ricetta che zia Luisa ha scovato, sperimentato, aggiustato e insegnato, perché in famiglia la passione per la cucina è una cosa notevolmente diffusa!

Papassinas
500 gr di farina
2 uova
175 gr di burro
175 gr di zucchero
buccia di 1 limone
buccia di 1 arancio
1 bicchiere di saba (mosto cotto)
200 gr di noci e mandorle tritate
250 gr di uva passa ammorbidita in acqua calda
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di Saporita (mix di spezie, composto da coriandolo, cannella, semi carvi, chiodi di garofano, noce moscata, anice stellato)

per la glassa:
zucchero a velo
acqua bollente
codette colorate

Mescolare la farina, la frutta secca macinata, il lievito, la buccia di limone e arancio grattugiate, l’uva passa, la saporita e fare la classica fontana. Al centro mettere lo zucchero e il burro a pezzetti, fare uno sfarinato ed alla fine aggiungere le uova e il bicchiere di saba. Qui va fatto un appunto: personalmente amo molto il gusto della saba, quindi per ottenere dei biscotti molto profumati preferisco mettere delle uova piccole ed aggiungere quanta più saba l’impasto riesca ad assorbire, poco alla volta, in più tempi. Impastare velocemente, per non sciogliere troppo il burro, creando una palla omogenea. Far riposare in frigo per almeno 1 ora, poi stendere ad un’altezza di circa 3-4 mm, e se si vuole ottenere la forma classica, con una rotella ritagliare delle losanghe, dei rombi, oppure si possono fare delle forme a piacere. Cuocere in forno a 180 °C per circa 10-12 min, fino a che abbiano un bel colore bruno.
Una volta raffreddati i biscotti, si possono decorare con la glassa, che io faccio semplicemente aggiungendo dell’acqua bollente allo zucchero a velo e mescolando fino ad ottenere un bel composto cremoso. Aggiungere delle codette colorate ed ecco i dolci tipici della festa dei morti!

Bello e semplice come una limonata

Ci sono cose di una bellezza e di una semplicità disarmanti, come raccogliere i primi pomodori maturi, tornare dalla spiaggia e farsi la doccia all’aperto, addentare un acino d’uva direttamente dalla vigna, vedere un tramonto sul mare, stare fino a mezzanotte a chiacchierare, in una veranda, di storie degli anni passati. Ci sono posti e persone, che conosci da sempre, che sono casa tua, la tua famiglia, anche se per anni non li vedi, anche se non c’è nessun legame di sangue. In questi giorni sono a Portoscuso a godermi tutto questo, e a continuare la mia scuola di cucina, non pensiate!
La ricetta che vi suggerisco oggi però è così, bella e semplice, e racchiude i profumi dell’estate.

Limonata alla menta:
1 lt d’acqua
1 limone non trattato grande, o 2 piccoli
un ramettino di menta
2/3 cucchiai di zucchero

Mettete a bollire l’acqua con la menta, a parte togliete la parte gialla del limone e spremetene il succo. Quando l’acqua sta per bollire, mettete la buccia del limone, aspettate che bolla e togliete dal fuoco. La parte gialla deve stare in acqua una decina di minuti, per non lasciare l’amaro, quindi trascorso questo tempo filtrate il the che avrete ottenuto, aggiungete lo zucchero, e lasciate raffreddare. Solo quando la bevanda sarà quasi fredda dobbiamo aggiungere il succo di limone, per non disperdere tutte le sue proprietà. A questo punto basta mettere la bevanda in frigo, per ottenere una bevanda dissetante, che ci dia una carica di vitamine e minerali perfetta per reidratarsi dopo una calda giornata estiva.

Sardine marinate a Kala e Moru

Quando passi le vacanze per i tuoi primi 15 anni in un posto come la Sardegna, devo ammetterlo, ogni altro mare ti fa storcere il naso. Chiamatelo snobbismo, chiamatela puzza sotto al naso, ditemi che sbaglio, ma io la bellezza di questi fondali, unita al profumo della macchia mediterranea che arriva quasi fino all’acqua, non l’ho vista da nessun’altra parte. E sì che di viaggetti ne ho fatti, tutto sommato. Per questo oggi vi parlo del mio mare, di alcune spiagge che chi pensa “Sardegna = Costa Smeralda” non s’immagina nemmeno, delle famiglie che la domenica si trasferiscono con mezza cucina in una pineta, dove gli uomini iniziano immergendosi per prendere il pesce da cucinare e le donne stanno in spiaggia con i bambini, e il pranzo non è “qualcosa al volo”, leggero e veloce, ma un vero e proprio banchetto da impegnare la digestione almeno fino alle 6 di sera. Questo fine settimana l’ho passato a Kala e Moru, nella costa orientale del Golfo di Cagliari, e dato che non ci sono parole sufficienti a descrivere il paesaggio, vi lascio alcune foto!

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 La prossima è una ricettina squisita, ci permette di consumare il pesce azzurro, che costa una sciocchezza, fa benissimo perché ricco di Omega 3, e si trova in abbondanza nei nostri mari, quindi è anche sostenibile. IMG_4940  

Sardine fresche marinate:

  • 1 Kg di sardine freschissime
  • 2 limoni
  • 1 spicchio d’aglio tritato
  • olio EVO
  • prezzemolo tritato

L’unica cosa che può spaventare di questa ricetta, è la pulitura del pesce, che però non è nulla di difficile, se qualcuno ci spiega come procedere. Certo, sempre ci tocca pulire il pesce, non è la cosa più divertente e profumata da fare, è uno sporco lavoro, ma prometto che ne vale la pena. Per prima cosa, ci mettiamo con le nostre sardine al lavandino, prendiamo un coltellino dalla parte dove non taglia, e, sotto il getto dell’acqua fredda, togliamo velocemente le squame ai pesciolini, grattandoli leggermente sulla pelle, partendo dalla coda verso la testa. Bisogna essere leggeri, perché la pelle deve rimanere intatta.
 
Ora viene il lavoro sporco: prendiamo ciascun pesce, infiliamo un dito nella zona della branchia, facciamo una piccola pressione per rompere la spina dorsale e stacchiamo così la testa, chesi porterà dietro anche le interiora. Poi sempre con le dita seguiamo la spina del pesce lungo tutta la sua lunghezza, separando così la carne dei due filetti, che rimangono uniti fra di loro ma senza lische.
 
Infine, recidiamo la spina all’altezza della coda. Quando avremo pulito tutte le sardine, le sciacquiamo delicatamente sotto l’acqua fredda per togliere eventuali residui di interiora e le asciughiamo con la carta da cucina. Il resto è semplicissimo: creiamo una citronette mischiando il succo di due limoni, qualche cucchiaio d’olio EVO, aglio e prezzemolo tritati, un pizzico di sale (non troppo, il pesce contiene già quello che ci serve), e versiamo il tutto sulle sardine in modo che rimangano ben coperte. Copriamo bene e lasciamo riposare almeno 24 ore in frigo. Un tocco in più? Alla citronette possiamo aggiungere un pizzico di zenzero grattugiato, io trovo che dia un tocco esotico ad un piatto tipicamente mediterraneo!

Maestrale e ciambelle

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Quando ero piccola, dal ritorno dalle vacanze estive fino a Natale, la colazione era sempre la stessa: una tazza di caffelatte con le ciambelle di nonna! Sono dei biscotti che più semplici non si può, una pastafrolla leggera al limone con la marmellata a unire due fiorellini morbidi e fragranti che si sciolgono in bocca. Stamattina nonna e io li abbiamo fatti insieme, mentre fuori dalla veranda soffiava il maestrale e lei mi raccontava dei suoi 8 fratelli, di come impastavano 25 kg di farina per farsi il pane, di come la minestra con la fregola (di cui vi racconterò più avanti) lei non la mangia mai, perché in tempo di guerra mangiava sempre solo quella.

Questa è la porzione per la famiglia, che come ho già detto era piuttosto numerosa, ma si possono congelare e poi scongelare di settimana in settimana, senza che perdano nemmeno un po’ di profumo. Oppure fare metà dose, ma vi avviso, il rischio di rimanere insoddisfatti è alto :).

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Ciambelle sarde:

  • 1,2 kg di farina 00
  • 400 gr di burro
  • 400 gr di zucchero
  • 4 uova
  • la buccia di un limone grande grattugiata
  • 1 bustina di lievito per dolci

Unire il burro a pezzetti alla farina e al lievito, creando uno sfarinato sabbioso, poi aggiungere lo zucchero e la buccia del limone, e creare la classica fontana. Nel centro inserire le uova e iniziare a impastare, fino a creare una palla omogenea. La porzione di burro è minore che in una pastafrolla normale, quindi non si deve avere la fretta di lavorarla che di solito questo impasto richiede, nonna anzi lo lavora a lungo, lasciando che il burro ammorbidito renda il tutto setoso. Si fa riposare poi in frigo per mezz’oretta, si stende bene e si ritagliano i biscotti. La tradizione vuole che siano a forma di fiore, la base grande, su cui si poggia un cucchiaino di marmellata, e quello a coprire più piccolo, con il buco in mezzo fatto con un ditale (sìsì, proprio quello per cucire). Poi si infornano a 170 C° per ca.20 minuti, fino a quando sono belli dorati. Una volta freddi si cospargono di zucchero a velo e poi.. conviene nasconderli!

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