la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

Archivio per il tag “pasta madre”

Veg pancakes: “il buongiorno si vede dal mattino”!

The Innocence Mission – Bright as Yellow

Incredibile ma vero, la cucina ribelle sforna ben due ricette in questo periodo. Sono le prime giornate di pioggia, la temperatura già frizzante, il fatto che accendere il forno o passare il tempo ai fornelli non sia più cosa da considerare una punizione…

O forse lo stimolo viene da Francesca della Tana del riccio, che per il compleanno del suo blog ha pensato bene a un contest che mi piace un sacco, perché chi mi conosce lo sa: la colazione è il mio pasto preferito! Primo, perché si può mischiare dolce e salato, poi perché quando si è in vacanza gli si può concedere tutta la calma necessaria, ed è la prova più chiara che si ha il permesso di perdere tempo, infine perché si può mangiare un po’ di più, che si ha tutto il giorno per “smaltire” 🙂 Continua a leggere…

Asparagi selvatici e ricotta di pecora come augurio di Pasqua

Joss Stone ft. John Legend- Tell me something good

Al limite massimo per darvi un’ispirazione, oggi vi racconto di una torta salata nata dalla fretta e dalla necessità, ma buonissima, grazie agli ingredienti che arrivano tutti dalla terra della mia nonna.

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Mio papà è arrivato giovedì, dopo un mese trascorso in Sardegna a far compagnia a sua mamma. Credo che la macchina, una station wagon bella spaziosa, fosse stipata fino all’ultimo millimetro, manco ci fosse un trasloco. Infatti la quantità di prelibatezze che mi sono portata a casa va, come minimo, triplicata per tre. Arance e limoni colti dall’albero prima di mettersi in viaggio, erbe aromatiche, dolci di ogni tipo, mirto nuovo, vino, carciofi, formaggio, salsiccia, saba, e sicuramente dimentico qualcosa. Un vero e proprio bottino (eh sì, in fondo siamo proprio gente del Sud, la mia metà svizzera impallidisce di fronte a queste scene!). Continua a leggere…

Friday I’m in love…

The Cure – Friday I’m in love

Per fortuna è venerdì, intravedo il weekend alle porte e tiro un gran sospiro di sollievo! Nelle ultime due settimane infatti non ho avuto nessun giorno libero, e anche se lavoro part-time, con la piscina, la casa, le commissioni, qualche uscita o impegno familiare, sono arrivata a oggi senza il tempo di sedermi davanti a queste pagine!

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Inoltre il weekend ho lavorato a un pranzo, da cui sono avanzate moltissime cose. In casa abbiamo goduto degli avanzi per 3 giorni, e devo dire che è stata una bella comodità. Ma ieri ho riniziato a cucinare, e ho riniziato con un vero e proprio comfort-food. La neve e il freddo fuori, la luce bianchissima, e io che sono riuscita a farmi questa coccola la mattina prima di andare a lavorare, per poi scaldarla a pranzo. Continua a leggere…

Imparare ad aspettare

Sono giorni di non cucina, questi, dove si fa vita sociale,  si mangia quel che c’è in frigo, non si pensa troppo o non si ha l’occasione di fotografare… però c’è una cosa, che faccio con passione, che faccio per necessità, che poi regalo e la famiglia è felice: il pane!
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Dalla Sardegna sono arrivati ben 15 Kg (sìsì, non scherzo, non sbaglio: 15 Kg) di semola di grano duro, presa in due mulini diversi, che però va consumata. E poi c’è lei, croce e delizia di molti amanti delle cose buone, nuova moda e ritorno alle origini, che quando ce l’hai diventa una di casa, che la tratti come un animale domestico, se non come un figlio: la pasta madre!

Quando La tana del riccio me l’ha spacciata, ormai un anno fa, era solida e profumata. Ne abbiamo passate tante insieme: l’ho coccolata, poi trascurata, lei si è arrabbiata, puzzava, le ho fatto il bagnetto, non guariva, l’ho trasformata in li.co.li, l’ho congelata, l’ho resuscitata. E con lei ho fatto pane, pizza, focacce, torte, brioches, quiches, insomma, come tutte le relazioni, più ci si impegna più da soddisfazione.

Ho imparato a usarla soprattutto grazie al gruppo della Pasta Madre su Facebook, e la ricetta di questo pane è la mia interpretazione di quella di Claudio ed Eva.

Pane di semola di grano duro:

150 gr di li.co.li

1 kg di semola di grano duro rimacinata

600 gr ca. di acqua (dipende sempre dall’umidità della farina e dell’aria)

2 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva

15 gr di sale
Prima di tutto rinfresco la mia pasta madre, che è idratata al 100%, ovvero ha la stessa quantità di acqua e farina, e la faccio raddoppiare. Dopo ca. 3 ore, setaccio la farina e la unisco a 550 gr di acqua, la impasto velocemente senza preoccuparmi troppo del risultato e la lascio riposare almeno mezz’ora.

A questo punto unisco la mia pasta madre e impasto a lungo. Unisco sale e olio all’acqua che mi rimane e aggiungo lentamente, cercando di far penetrare bene tutto. Bisogna ottenere un impasto bello morbido, liscio ed omogeneo.

Lo metto quindi a riposare un’oretta, in una ciotola, coperto da pellicola trasparente, poi lo riprendo in mano e faccio le pieghe. Se non l’avete mai fatto, questo video mostra come fare, è più facile farlo che spiegarlo! Questo passaggio è importante perché permette all’impasto di essere più forte, lievitare meglio e in cottura gonfiarsi per bene, al posto che svilupparsi in larghezza!

Dopo di che dobbiamo imparare ad aspettare, dobbiamo imparare a guardare e non far nulla. Mica semplice! Ci vogliono almeno 8 ore perché l’impasto raddoppi, e la temperatura ideale sarebbe di ca. 28 gradi, che  si possono creare nel forno tenendo la lucina accesa.

Quando l’impasto è raddoppiato lo ribaltiamo delicatamente dalla ciotola su una spianatoia infarinata e diamo la forma di una bella pagnotta tonda, e lascio riposare due ora ca.

A questo punto rimane la fase finale, la cottura. Accendiamo il forno a 220 °, mettendo dentro una ciotola d’acqua. Il vapore che si crea permette che l’esterno del pane rimanga morbido più a lungo e, non facendo la crosta, lasci lievitare ed aumentare di più l’interno. Quando il forno è caldo incidiamo una bella croce profonda sulla pagnotta (deve aprirsi per bene, così saprete che l’impasto è ben lievitato) e la inforniamo. Dopo 25 minuti possiamo togliere il pentolino d’acqua ed abbassare la temperatura a 200 °. Infine, passata un’altra mezz’ora, apriamo leggermente lo sportello del forno per far uscire il vapore residuo, giriamo il pane da sotto in su, e cuociamo così altri 15 min, finché la crosta non sarà bella dorata. Se avete dubbi sulla cottura, Claudio dice che un metodo infallibile è “bussare”  sul fondo del pane, se produce un rumore sordo è cotto.

E sarà buonissimo E in casa ci sarà un profumo d’altri tempi. E tutti vissero felice e contenti.

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