la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

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Asparagi selvatici e ricotta di pecora come augurio di Pasqua

Joss Stone ft. John Legend- Tell me something good

Al limite massimo per darvi un’ispirazione, oggi vi racconto di una torta salata nata dalla fretta e dalla necessità, ma buonissima, grazie agli ingredienti che arrivano tutti dalla terra della mia nonna.

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Mio papà è arrivato giovedì, dopo un mese trascorso in Sardegna a far compagnia a sua mamma. Credo che la macchina, una station wagon bella spaziosa, fosse stipata fino all’ultimo millimetro, manco ci fosse un trasloco. Infatti la quantità di prelibatezze che mi sono portata a casa va, come minimo, triplicata per tre. Arance e limoni colti dall’albero prima di mettersi in viaggio, erbe aromatiche, dolci di ogni tipo, mirto nuovo, vino, carciofi, formaggio, salsiccia, saba, e sicuramente dimentico qualcosa. Un vero e proprio bottino (eh sì, in fondo siamo proprio gente del Sud, la mia metà svizzera impallidisce di fronte a queste scene!). Continua a leggere…

Focaccine multicereali alle fragole grazie al Molino Grassi

Caetano Veloso- Vuelvo al sur

Quasi per caso, un mesetto fa, ho deciso di inviare una mail a Valentina di Nondisolopane, per partecipare al contest del Molino Grassi “ImpastandosImpara”.

focacciafragole

Il Molino Grassi nasce a Parma nel 1934 e da allora tre generazioni hanno sviluppato un tipo di produzione sempre più attento a persone e materie prime, con un approccio di filiera più collaborativo che competitivo. Il molino si propone come un vero e proprio ecosistema, con una vasta gamma di prodotti adatti a ogni tipo di produzione, dalle farine 00 di grano tenero a quella di semola, quelle integrali, quelle di farro monocoocco, e la riscoperta di altri grani antichi. L’ultima nata è la linea qb Qualità bio, per presentare la quale nasce il contest. Continua a leggere…

Can’t you see that it’s just raining/ Ain’t no need to go outside…

Insomma, ero già depressa all’inizio dell’autunno, dopo 2 settimane di brutto tempo io e le mie 7 personalità siamo arcistufe!!  Si sognano fughe romantiche in città d’arte, ristorantini intimi, un volo oltreoceano… Insomma, la fuga!

E invece siamo qui, con la valigia di E. da preparare, che lui sì, se ne va, ma fra scioperi e lavoro, quindi non lo invidiamo!

Allora serve qualcosa che ci renda felici di iniziare la giornata.

La musica fa sempre bene allo spirito, no?

Ma il cibo fa anche meglio 🙂

Domenica scorsa ci siamo concessi una colazione con calma, da preparare (fotografare) e gustare con pigrizia, tanto con quel tempaccio… E poi è un po’ una colazione da film, di quelle che saranno pure il prodotto di una americanizzazione della nostra cultura, ma se presa nel modo giusto, è pur sempre arricchimento culturale, no?

pancake

Pancakes integrali allo sciroppo d’acero:

  • 30 gr lievito madre liquido non rinfrescato
  • 50 gr farina integrale
  • 50 gr farina 0
  • 150 ml di latte (ca)
  • 1 uovo
  • 20 gr zucchero di canna
  • un pizzico di sale
  • un filo d’EVO per la cottura
  • sciroppo d’acero per guarnire

Iniziamo la sera prima, che la mattina si vuole essere pigri, anzi di più, e lo sforzo deve essere minimo!

Mescoliamo le farine con il lievito madre, il latte a temperatura ambiente, poi aggiungiamo l’uovo leggermente sbattuto, lo zucchero e il sale. Il risultato deve essere una pastella densa, molto più densa di quella delle crepes per intenderci. Diamo una bella mescolata di frusta energica e poi mettiamo in frigo coperto da pellicola per la notte.

La mattina dopo scaldiamo un padellino antiaderente con un filo d’olio, preleviamo un mestolo di composto e lo versiamo al centro: se la consistenza è giusta si formerà da sola una bella frittella tonda, alta quasi 1 cm. Se la prima però vi si “spatascia” troppo, (spatasciare: termine tecnico ddi assoluta professionalità, che implica l’appiattimento informe di un composto alo stato semi-liquido) assomigliando appunto più a una crepe che a un pancake, non vi preoccupate, aggiungete un po’ di farina al composto e vedrete che il successivo sarà perfetto! Dopo qualche minuto di cottura, il composto diventerà traslucido e pieno di bollicine: questo è il momento di girare il pancake! un altro minuto di cottura sul secondo lato,  e potrete passare a cuocere il prossimo.

A questo punto non vi resta che inondarli di sciroppo d’acero, o marmellata, e fare una buona colazione! Noi lì abbiamo accompagnati con un bel the e una centrifuga mela-carota-finocchio-zenzero.

Con queste quantità vengono ca. 4 pancake, per una colazione romantica. Se avete nanerottoli per casa quindi moltiplicate le dosi in base alla loro famelicità.

Imparare ad aspettare

Sono giorni di non cucina, questi, dove si fa vita sociale,  si mangia quel che c’è in frigo, non si pensa troppo o non si ha l’occasione di fotografare… però c’è una cosa, che faccio con passione, che faccio per necessità, che poi regalo e la famiglia è felice: il pane!
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Dalla Sardegna sono arrivati ben 15 Kg (sìsì, non scherzo, non sbaglio: 15 Kg) di semola di grano duro, presa in due mulini diversi, che però va consumata. E poi c’è lei, croce e delizia di molti amanti delle cose buone, nuova moda e ritorno alle origini, che quando ce l’hai diventa una di casa, che la tratti come un animale domestico, se non come un figlio: la pasta madre!

Quando La tana del riccio me l’ha spacciata, ormai un anno fa, era solida e profumata. Ne abbiamo passate tante insieme: l’ho coccolata, poi trascurata, lei si è arrabbiata, puzzava, le ho fatto il bagnetto, non guariva, l’ho trasformata in li.co.li, l’ho congelata, l’ho resuscitata. E con lei ho fatto pane, pizza, focacce, torte, brioches, quiches, insomma, come tutte le relazioni, più ci si impegna più da soddisfazione.

Ho imparato a usarla soprattutto grazie al gruppo della Pasta Madre su Facebook, e la ricetta di questo pane è la mia interpretazione di quella di Claudio ed Eva.

Pane di semola di grano duro:

150 gr di li.co.li

1 kg di semola di grano duro rimacinata

600 gr ca. di acqua (dipende sempre dall’umidità della farina e dell’aria)

2 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva

15 gr di sale
Prima di tutto rinfresco la mia pasta madre, che è idratata al 100%, ovvero ha la stessa quantità di acqua e farina, e la faccio raddoppiare. Dopo ca. 3 ore, setaccio la farina e la unisco a 550 gr di acqua, la impasto velocemente senza preoccuparmi troppo del risultato e la lascio riposare almeno mezz’ora.

A questo punto unisco la mia pasta madre e impasto a lungo. Unisco sale e olio all’acqua che mi rimane e aggiungo lentamente, cercando di far penetrare bene tutto. Bisogna ottenere un impasto bello morbido, liscio ed omogeneo.

Lo metto quindi a riposare un’oretta, in una ciotola, coperto da pellicola trasparente, poi lo riprendo in mano e faccio le pieghe. Se non l’avete mai fatto, questo video mostra come fare, è più facile farlo che spiegarlo! Questo passaggio è importante perché permette all’impasto di essere più forte, lievitare meglio e in cottura gonfiarsi per bene, al posto che svilupparsi in larghezza!

Dopo di che dobbiamo imparare ad aspettare, dobbiamo imparare a guardare e non far nulla. Mica semplice! Ci vogliono almeno 8 ore perché l’impasto raddoppi, e la temperatura ideale sarebbe di ca. 28 gradi, che  si possono creare nel forno tenendo la lucina accesa.

Quando l’impasto è raddoppiato lo ribaltiamo delicatamente dalla ciotola su una spianatoia infarinata e diamo la forma di una bella pagnotta tonda, e lascio riposare due ora ca.

A questo punto rimane la fase finale, la cottura. Accendiamo il forno a 220 °, mettendo dentro una ciotola d’acqua. Il vapore che si crea permette che l’esterno del pane rimanga morbido più a lungo e, non facendo la crosta, lasci lievitare ed aumentare di più l’interno. Quando il forno è caldo incidiamo una bella croce profonda sulla pagnotta (deve aprirsi per bene, così saprete che l’impasto è ben lievitato) e la inforniamo. Dopo 25 minuti possiamo togliere il pentolino d’acqua ed abbassare la temperatura a 200 °. Infine, passata un’altra mezz’ora, apriamo leggermente lo sportello del forno per far uscire il vapore residuo, giriamo il pane da sotto in su, e cuociamo così altri 15 min, finché la crosta non sarà bella dorata. Se avete dubbi sulla cottura, Claudio dice che un metodo infallibile è “bussare”  sul fondo del pane, se produce un rumore sordo è cotto.

E sarà buonissimo E in casa ci sarà un profumo d’altri tempi. E tutti vissero felice e contenti.

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