la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

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New York Cheesecake in attesa di New York

Billy Joel – New York state of mind

Manca circa un mese al viaggio che mi sta generando più aspettativa di (quasi) ogni altro. I biglietti ci sono. L’appartamento ce l’abbiamo. I compagni di viaggio sono pronti e trepidanti quanto me. Mancano i tre stomaci di riserva che prevediamo di aver bisogno: qualcuno che sappia dove recuperarne?

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Intanto, complice il compleanno di un’amica che in questo periodo ha sperimentato la sua ricetta, mi è tornata la voglia di fare una cheesecake. O un cheescake? La questione dell’articolo, dibattuta anche in mansarda, non si risolve: che si traduca torta al formaggio, e quindi voglia articolo femminile, o dolce al formaggio, con articolo maschile, resta il fatto che questa prelibatezza piace sempre e proprio a tutti. Crosta croccante, ripieno morbido e cremoso, dolcezza mista a una punta di agro… Insomma, davvero non può non piacere. Continua a leggere…

Anicini e la niña mala

In questi giorni il caldo è arrivato prepotente a buttarci fuori dalla cucina e spingerci al mare: cucinare è una fatica sovrumana e le spiagge sarde sono un richiamo troppo forte! Per questo, oltre a parlarvi di cucina, oggi vorrei suggerirvi uno dei miei libri da ombrellone di questi giorni: Avventure di una ragazza cattiva, di Vargas Llosa. Storia d’amore tormentata di un niño bueno, che insegue la donna della sua vita, dalla Lima degli anni Cinquanta alla Madrid della fine degli anni Ottanta, vivendo a Parigi e Londra, viaggiando in Giappone, Austria e Russia. Insomma, storia, viaggi, lingue e culture diverse, e un amore difficile: tutto questo letto sotto l’ombrellone, non poteva che appassionarmi! Ve lo consiglio proprio!

Ma intanto continuo anche a collezionare ricette, rubate da chiunque si offra di farmi da maestro. Noto che mi viene spontaneo però appassionarmi principalmente alle ricette dolci. Questo perché sono incredibilmente golosa, sicuramente, ma soprattutto perché secondo me quelle dolci sono vere ricette, dove gli ingredienti vanno accuratamente pesati e mescolati secondo un ordine, la cottura va controllata e poco può essere lasciato al caso. Ecco, una vera scienza!

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Gli anicini di oggi sono dei tipici dolci da colazione, simili ai cantucci nella preparazione, perfetti per essere inzuppati nel latte o nel thè. Zia Adriana me li ha fatti cucinare una domenica pomeriggio, in cui, da grandi snob, abbiamo deciso di non andare la mare per evitare la confusione del week-end (sì, lo so, la mia vita di questi mesi è a dir poco invidiabile). Eccovi la sua ricetta.

Anicini sardi:
750 gr di farina
600 gr di zucchero
12 uova
1 bustina e ½ di lievito per dolci
1 pugno abbondante di semi d’anice

Montiamo i tuorli e lo zucchero fino a ottenere una bella crema chiara, poi aggiungiamo la farina e il lievito setacciati e, se necessario, un po’ d’acqua. Incorporiamo i semi d’anice e lentamente, gli albumi delle uova montati a neve. Con questa dose riempiamo circa due teglie rettangolari medie, precedentemente imburrate, che devono cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 35 minuti. Una volta sformate le due torte, che dovrebbero avere la consistenza di un Pan di Spagna un po’ duretto, le tagliamo a metà per il lato lungo e poi ricaviamo delle fette di ca. 1 cm, che mettiamo a seccare in forno a 130 °C fino a doratura.

Maestrale e ciambelle

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Quando ero piccola, dal ritorno dalle vacanze estive fino a Natale, la colazione era sempre la stessa: una tazza di caffelatte con le ciambelle di nonna! Sono dei biscotti che più semplici non si può, una pastafrolla leggera al limone con la marmellata a unire due fiorellini morbidi e fragranti che si sciolgono in bocca. Stamattina nonna e io li abbiamo fatti insieme, mentre fuori dalla veranda soffiava il maestrale e lei mi raccontava dei suoi 8 fratelli, di come impastavano 25 kg di farina per farsi il pane, di come la minestra con la fregola (di cui vi racconterò più avanti) lei non la mangia mai, perché in tempo di guerra mangiava sempre solo quella.

Questa è la porzione per la famiglia, che come ho già detto era piuttosto numerosa, ma si possono congelare e poi scongelare di settimana in settimana, senza che perdano nemmeno un po’ di profumo. Oppure fare metà dose, ma vi avviso, il rischio di rimanere insoddisfatti è alto :).

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Ciambelle sarde:

  • 1,2 kg di farina 00
  • 400 gr di burro
  • 400 gr di zucchero
  • 4 uova
  • la buccia di un limone grande grattugiata
  • 1 bustina di lievito per dolci

Unire il burro a pezzetti alla farina e al lievito, creando uno sfarinato sabbioso, poi aggiungere lo zucchero e la buccia del limone, e creare la classica fontana. Nel centro inserire le uova e iniziare a impastare, fino a creare una palla omogenea. La porzione di burro è minore che in una pastafrolla normale, quindi non si deve avere la fretta di lavorarla che di solito questo impasto richiede, nonna anzi lo lavora a lungo, lasciando che il burro ammorbidito renda il tutto setoso. Si fa riposare poi in frigo per mezz’oretta, si stende bene e si ritagliano i biscotti. La tradizione vuole che siano a forma di fiore, la base grande, su cui si poggia un cucchiaino di marmellata, e quello a coprire più piccolo, con il buco in mezzo fatto con un ditale (sìsì, proprio quello per cucire). Poi si infornano a 170 C° per ca.20 minuti, fino a quando sono belli dorati. Una volta freddi si cospargono di zucchero a velo e poi.. conviene nasconderli!

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