la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

Archivio per il tag “dessert”

Laura’s Pecan Tart per cuori spezzati

Suzanne Vega- Caramel

In questo periodo non viaggio molto, mio malgrado. Però ho un’alleata preziosa, che lo fa al posto mio. E che mi porta sempre quella cosa particolare,  quella prelibatezza proprio in linea con le mie curiosità e che, nella mia piccola città, non è di facile reperibilità.

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In questi giorni è arrivata da me con una storia di cuori spezzati e una confezione di noci pecan. Mi è sembrato giusto usare le noci per una torta dolce e consolante, di quelle che non si bada alle calorie (e con la prova-costume alle porte, lo so, si dovrebbe!) e ci si lecca letteralmente le dita quando si è finito di mangiare. Continua a leggere…

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Chocolate & tahine loaf cake

The proclaimers-500 miles

Mi sono persa. Per qualche mese, e non mi sono ancora ritrovata, a dire il vero.
Ma ho bisogno di riniziare da qualche parte, e questo mi sembra un buon posto, visto che è mio, visto che ci penso ogni giorno, visto che lo controllo spesso per vedere che il letargo non si trasformi in decesso per abbandono, e ogni tanto mi ritorna indietro con forza, dai commenti, dalle domande, dalle visite.
Vivere non permette di rimanere fermi, ma ogni tanto succede di ritrovarsi a girare in tondo.

Ma la passione per la cucina, il bisogno di mettere le mani in pasta ogni volta che un pensiero frulla troppo per la testa, la voglia di nutrire coloro che si amano… beh, queste cose continuano a essere dei punti di riferimento, quindi credo che abbia senso continuare a condividerli qui.

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Happy birthday, mia piccola cucina ribelle!

Noa-Life is beautiful

Auguri a noi!

La cucina ribelle oggi festeggia il suo compleanno, con più di 50 post ( sono riuscita a centrare il mio obiettivo di un post a settimana, in media) e più di 6000 visite (grazie grazie grazie a voi!). Non c’è che dire, è il primo traguardo che raggiungiamo, una piccola goccia nel mare, ma che soddisfazioni per me!!
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Ammetto di aver meditato un bel po’ su come festeggiare, ma poi ha vinto la gola. Non le ricette elaborate, i miei cavalli di battaglia, qualcosa di strano che nessuno conosce. No, semplicemente la gola, con uno dei miei cibi preferiti in assoluto. Ma in totale coerenza con quel tipo di alimentazione che piace a me, ho voluto una ricetta senza uova o latticini e abbastanza light da non essere proibita nemmeno a chi è a dieta, in modo da non farmi venire troppi sensi di colpa.

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Storia di una contaminazione…

Amalia Rodrigues – Estranha forma de vida

Correva l’anno 2012, la signorina qui presente era una neo-laureata piena di sentimenti contrastanti, il mondo era già in piena crisi, le prospettive incerte, il futuro nebuloso. E come ogni volta che non riesce a vederci chiaro, la signorina prese una saggia decisione: ” io mi faccio un viaggio!”. Trovò un’amica che condividesse l’intento, e si mise su un aereo, direzione Portogallo.

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L’amica in questione, oltre a condividere la passione per i viaggi, condivide anche quella per il cibo. Il viaggio è ricordato perché, in una settimana, le nostre due avventuriere hanno assaggiato questo mondo e quell’altro, con il fratello dell’amica, nostro chaperon, che ci guardava sbalordito e incredulo, e con i ristoratori che ci sorridevano benevolenti. Continua a leggere…

La chimica mescolata al sentimento…

Ornella Vanoni- Rossetto e cioccolato

Signore e signori, oggi post ad alto tasso di godimento, ve lo prometto!

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Non starò a parlarvi della mia gioia a riavere E. nella mansarda o ai bei regalini che mi sono arrivati dalla Francia, né vi parlerò dell’amica che viene a cena e non si sa cosa preparale, che è di gusti moooolto difficili. Non vi parlerò nemmeno del bel sole autunnale, dell’incontro demoralizzante con le candidate donne delle prossime elezioni regionali, di un’amica che si è trasferita da poco a Rovereto e che quindi vedrò più spesso, finalmente.

Mi limiterò a dirvi che per E. e la nostra amica volevo pensare a un dolce speciale. Godurioso, senza essere pesante, che mi permettesse di sperimentarmi, che fosse sorprendente nella sua semplicità, che sapesse di cioccolato, perché è il cibo degli dei, che racchiudesse almeno 3 dei 4 gusti che sappiamo riconoscere. Insomma, un’impresa difficile! Non potete immaginare la soddisfazione nel riuscire a portarla a compimento!

Dopo un po’ di bel meditare, mi sono decisa: la consistenza doveva essere cremosa, da dolce al cucchiaio. E se facessi una mousse?!

Ma è pesante, tutta panna! E se io la volessi adattare a quelli che devono vivere senza? (Senza panna, grassi, o senza latticini, ma anche senza uova) E così entra in gioco la chimica, perché è stato Dario Bressanini a darmi la risposta! Qui la sua ricetta della mousse al cioccolato, che non ci crederete, ma è fatta solo con cioccolato fondente e acqua! Così si apprezza appieno il sapore del cioccolato, che sappiamo tutti avere effetti immediati sul nostro buonumore!

Ma mica potevo portare in tavola una semplice mousse, chiariamoci! Qui, tutti quelli che devono vivere senza, di cui sopra, possono smettere di leggere. Per dare dolcezza al mio dessert, infatti, ho fatto una bella crema di caramello al fleur de sel, una cosa che quando vivevamo in Francia mi faceva letteralmente andar giù di testa.

E devo dire che sì, l’abbinamento non è originale forse, ma il cioccolato amaro e spumoso unito alla crema dolce, ma con un pizzico di salato…

That’s heaven to me!

Mousse al cioccolato con caramello al fleur de sal:

Per la mousse:

  • 200 gr di cioccolato fondente al 40 % di grassi
  • 115 gr di acqua

Per il caramello al fleur de sal:

  • 60 gr di zucchero
  • un cucchiaio d’acqua
  • 100 ml di panna
  • 15 gr di burro
  • un pizzico di fleur de sel

Per la spiegazione della mousse, il link di sopra alla pagina di Bressanini è molto dettagliato, quindi mi limito a farvi il riassuntino per farvi vedere che in realtà è molto semplice: in un pentolino a fondo spesso ho sciolto il cioccolato, su fuoco bassissimo. Poi ho incorporato l’acqua tutta in un colpo e ho mescolato bene con una spatola, fino a ottenere un’emulsione piuttosto liquida e omogenea. A quel punto ho spostato in una ciotola fredda (raffreddatela mettendola in una ciotola più grande piena di ghiaccio), due minuti di fruste elettriche e la mousse è pronta! L’ho messa in frigo e mi sono dedicata al caramello.

Anche qui, niente di complicato. Ho messo lo zucchero con un cucchiaio d’acqua in un pentolino a caramellare. Quando è diventato biondo (attenzione a non farlo bruciare, che se no va buttato tutto e si deve ricominciare), l’ho tolto dal fuoco, ho aggiunto panna e burro e ho mescolato velocemente. A contatto con la panna fredda, lo zucchero tende a solidificare. Niente paura: rimettiamo sul fuoco dolce, e abbiamo la pazienza di mescolare fino a quando non otteniamo una crema liscia. Aggiungiamo un po’ di fleur de sel, a piacere, così un paio di belle leccate alla spatola, di degustazione, non ve le toglie nessuno! 🙂

Poi serviamo la mousse (a me sono venute 5 coppette) aggiungendo all’ultimo la salsa al caramello.

E buon weekend godurioso a tutti!

Te diré mas; yo creo que el sentido de culpa le agrega otro sabor al pecado.

Mario Benedetti dice che il senso di colpa dà più sapore al peccato. Sarà anche così, ma ogni volta che mangio troppo o male, cosa che, mio malgrado, succede piuttosto frequentemente, i miei sensi di colpa si fanno sentire, eccome!
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Ma che ci posso fare, se amo i dolci (e non solo quelli) e mi diverto a cucinare?

Facile, faccio un crumble!!

Sì, perché è fatto con tanta frutta, quindi abbastanza light, è veloce, si declina in mille modi, ma soprattutto è buonissimo!

Ci sono varie versioni, ma oggi, presa appunto dai sensi di colpa del post-week-end, ne ho fatta una vegan-sugarfree e con pochissimi grassi. L’ho assaggiata quasi titubante, ma mi ha stupito!

Crumble del peccato:

500 gr frutta fresca (in questo caso prugne)

1 cucchiaino di malto d’orzo

cannella a piacere

50 gr di nocciole tritate grossolanamente (al coltello, nel mixer perderebbero tutti gli olii, non facciamo i pigri!)

75 gr di farina semintegrale

1 cucchiaio di miele (ho usato del miele di lavanda sardo, ma fate come preferite)

1 cucchiaino di olio di semi bio spremuto a freddo (non di quello per friggere, sennò che salutismo è?! piuttosto olio EVO, ma il sapore nei dolci non piace ad E., quindi io lo evito)

Prepariamo la frutta lavata e tagliata a pezzetti piuttosto grandi, la mischiamo con il malto e la cannella e la versiamo in una pirofila.

In una ciotola mescoliamo nocciole, farina, miele e olio. deve diventare un composto sabbioso, quindi aggiungete olio se troppo farinoso, farina se invece vi risulta appiccicoso. Sbriciolate questo impasto sulla frutta fino a coprirla bene e infornate a 180° fino a quando le briciole non saranno belle dorate!

Servite tiepido o freddo, anche se io lo assaggio sempre quando è ancora da ustionarsi la lingua!

Variazioni sul tema: Tiramisù al pistacchio

The way we were – Barbara Streisand

Beh, non so voi, ma qui, purtroppo, è già successo: l’estate è finita, con questa settimana. Ti alzi e, nonostante il sole brilli, l’aria è fresca. L’abbronzatura guadagnata in ore sulla spiaggia se n’è già andata via, i vestitini estivi giacciono nell’armadio, le gente è già stufa e nevrotica per il lavoro (o per la sua assenza), le scuola ricominciano. Insomma, un dramma.

Oggi quindi, mi metto la colonna sonora. Eh perché la malinconia da fine estate non è malinconia di fine estate senza colonna sonora.

September song – Billie Holiday

 Devo dire la verità, questo post è stato calorosamente suggerito da degli amici che hanno cenato con noi l’altra sera.

C’è una vera e propria venerazione per il tiramisù, in questa piccola famiglia, quindi sono stati invitati appositamente per celebrare al meglio dei savoiardi di Fonni, dolci tipici riportati dal mio viaggetto estivo in Sardegna. Sono savoiardi giganti, morbidi ma molto meno spugnosi di quelli classici da supermercato.

Ma questa venerazione che vi dicevo, implica grandi responsabilità: fallire il tiramisù con loro, proprio con loro, capite la vergogna? Per di più hanno da poco saputo del blog, quindi l’onta sarebbe stata incancellabile: “parli di cucina e non sai fare un tiramisù? Vergogna!”

 September in the Rain – Sarah Vaughan

Beh, invece, come vi dicevo, hanno suggerito il post, hanno suggerito il titolo, hanno spazzolato il tiramisù nel piatto e se ne sono portati pure a casa una teglia, e mi hanno perfino benedetto 🙂

La ricetta del tiramisù è personalizzabile e variabile e coniugabile in mille modi, e quel giorno la mia variazione sul tema è dipesa dalla ingombrante (nel senso che me ne volevo liberare) presenza, in dispensa, di pistacchi da sgusciare  francesi e da una crema di pistacchi trovata in offerta al supermercato, ma tutto sommato abbastanza artigianale.

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Tiramisù contro la malinconia:

250 gr di Savoiardi di Fonni

250 gr di mascarpone

100 gr di zucchero

2 tuorli d’uovo freschissimi

2 cucchiaini di pasta di pistacchi di Bronte

ca. 4 tazzine di caffè da moka

cacao in polvere

granella di pistacchi

Per prima cosa si montano i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un bel composto spumoso, a cui aggiungere poco per volta il mascarpone ed infine la crema di pistacchi. Poi io mescolo 2 cucchiaini di cacao in polvere nel caffè e inizio l’assemblamento: uno strato sottile di crema, i savoiardi leggermente imbevuti nel caffè, uno strato più abbondante di crema, altri savoiardi imbevuti un po’ di più nel caffè, altro strato di crema. Al momento di servire, si cosparge con cacao in polvere e granella di pistacchi et voilà! Godimento assicurato e malinconia evitata (o momentaneamente allontanata per far posto ai sensi di colpa, vedete un po’ voi!).

 

 

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