la cucina ribelle

Datemi un forno e cambierò il mondo

Archivio per la categoria “dolci tipici”

Abricots Tarte Tatin

ZAZ- Cette journée

So che nell’ultimo post vi ho raccontato delle vacanze che mi aspettano, a New York, ed è lì che effettivamente va il mio pensiero giornalmente (bisogno di ferie!!). Ma non è nemmeno giusto farvi pensare che la mia estate sia stata tutta casa e lavoro.

Complice una signora piuttosto importante, che ha raggiunto un traguardo piuttosto importante, sono infatti tornata a Parigi! Avevo passato nella Ville Lumiere 4 mesi, dopo la laurea. Beh, rivederla è stata un’emozione! Scoprire di ricordarsi tutte le stradine, tornare a mangiare al nostro ristorante preferito, riprendere l’abitudine (malsana, ammettiamolo) di fare colazione con croissant o pain au chocolat…

 

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New York Cheesecake in attesa di New York

Billy Joel – New York state of mind

Manca circa un mese al viaggio che mi sta generando più aspettativa di (quasi) ogni altro. I biglietti ci sono. L’appartamento ce l’abbiamo. I compagni di viaggio sono pronti e trepidanti quanto me. Mancano i tre stomaci di riserva che prevediamo di aver bisogno: qualcuno che sappia dove recuperarne?

cheescake

Intanto, complice il compleanno di un’amica che in questo periodo ha sperimentato la sua ricetta, mi è tornata la voglia di fare una cheesecake. O un cheescake? La questione dell’articolo, dibattuta anche in mansarda, non si risolve: che si traduca torta al formaggio, e quindi voglia articolo femminile, o dolce al formaggio, con articolo maschile, resta il fatto che questa prelibatezza piace sempre e proprio a tutti. Crosta croccante, ripieno morbido e cremoso, dolcezza mista a una punta di agro… Insomma, davvero non può non piacere. Continua a leggere…

Vegan tartelettes aux framboises

Simon & Garfunkel- Mrs. Robinson

Sabato sera, nella magnifica cornice di un Castel Corno illuminato dalle fiaccole, si è svolta la festa annuale della Keller editore: “Letti a Kastello”, uno dei ritrovi più piacevoli d’inizio estate.

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Tra un bicchiere di vino, quattro chiacchiere, letture di testi sempre profondi, o poetici, o semplicemente belli, mi è capitato in mano un foglietto, con 4 pagine di un romanzo di prossima pubblicazione: La partenza per il fronte, di Andreas Latzko.
Leggendolo mi sono commossa. Io ho la commozione facile, che piango per qualsiasi cosa, sia chiaro. Ma qui è una commozione da brividi.
La cosa più spaventosa della guerra, si dice, è la delusione, alla partenza, di vedere le donne belle e forti. Le donne, che non piangono e salutano con il fazzoletto i propri uomini, che partono con il treno per il fronte. La delusione delle donne che non chiedono un gesto di vigliaccheria, di codardia. Tutto questo viene definito come una crudeltà inattesa. Lo era? Lo è? Continua a leggere…

Storia di una contaminazione…

Amalia Rodrigues – Estranha forma de vida

Correva l’anno 2012, la signorina qui presente era una neo-laureata piena di sentimenti contrastanti, il mondo era già in piena crisi, le prospettive incerte, il futuro nebuloso. E come ogni volta che non riesce a vederci chiaro, la signorina prese una saggia decisione: ” io mi faccio un viaggio!”. Trovò un’amica che condividesse l’intento, e si mise su un aereo, direzione Portogallo.

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L’amica in questione, oltre a condividere la passione per i viaggi, condivide anche quella per il cibo. Il viaggio è ricordato perché, in una settimana, le nostre due avventuriere hanno assaggiato questo mondo e quell’altro, con il fratello dell’amica, nostro chaperon, che ci guardava sbalordito e incredulo, e con i ristoratori che ci sorridevano benevolenti. Continua a leggere…

Siete stati buoni?

Eartha Kitt- Santa Baby

Sono tornata per un ultimo post, prima delle vacanze di Natale, per lasciarvi gli auguri, accompagnati dalla ricetta dei biscotti di Natale per eccellenza, i Pan di Zenzero. La mia amica Dani me l’aveva chiesto specificatamente, e siccome è lontana, come regalo, le dedico questo post: non è molto, ma spero apprezzi il pensiero!

So di essere terribilmente in ritardo, ma una brutta caduta e una influenza ancora peggiore mi hanno costretta al riposo forzato in questi giorni, scusatemi!

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Adoro questo periodo dell’anno, quando si sta in casa con le lucine dell’albero accese, a bere tè e sfornare biscotti, oppure si sorseggia un vin brulé (e se non si può uscire, causa slogatura alla caviglia, ci sono amiche che ti fanno pure il servizio a domicilio!) e si pensa a chi è stato buono e meritevole. Continua a leggere…

I biscotti con una storia: papassinas

Continuo con le ricette dei dolci sardi, e oggi parliamo delle papassinas. Dal sito http://www.sunuraghe.it traggo una piccola spiegazione dei dolci, che non sono certo tipici del periodo estivo, vista la loro ricchezza, ma diciamo che ci si può iniziare ad esercitare adesso, per essere bravissimi nel momento opportuno!
“Fino a pochi anni fa, papassinos e papassinas servivano per decorare il “tavolo dei morti”, preparato nella notte tra il 1° e il 2 novembre in occasione della ricorrenza dei defunti.
La tavola ritualmente apparecchiata veniva associata all’annuale ritorno dei morti, la ciclica visita dei trapassati: in quella notte si credeva che i morti tornassero a far visita ai vivi, ai parenti ed agli amici.
Oltre agli ingredienti, altra costante di is papassinas è l’aspetto a forma di rombo, figura geometrica con tutti i lati uguali, paralleli a due a due, con coppie di angoli acuti e ottusi.
Nel mondo dei simboli, la figura quadrangolare rimanda alla terra, in antitesi col cerchio della volta celeste; indica l’esistenza terrena, immutabilità e integrazione. Il rombo è il principio creativo femminile, rimanda alla Dea Madre, alla terra che dà vita ed al sepolcro che accoglie i corpi al cessare della vita. A volte, il rombo, scomposto in triangoli nel segno grafico dello zig-zag, decora le domus de Janas, tombe scavate nelle rocce in Sardegna e in quelle neolitiche di altri territori. Nell’ingresso-grembo dei sepolcri dipinti di ocra rossa si entrava, deposti in posizione fetale, in attesa della successiva uscita e rinascita.” (tratto da: http://www.sunuraghe.it/2010/sapere-e-sapori-is-papassinas-de-su-sulcis-gli-ingredienti-del-ricordo )
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Quella che segue è la ricetta che zia Luisa ha scovato, sperimentato, aggiustato e insegnato, perché in famiglia la passione per la cucina è una cosa notevolmente diffusa!

Papassinas
500 gr di farina
2 uova
175 gr di burro
175 gr di zucchero
buccia di 1 limone
buccia di 1 arancio
1 bicchiere di saba (mosto cotto)
200 gr di noci e mandorle tritate
250 gr di uva passa ammorbidita in acqua calda
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di Saporita (mix di spezie, composto da coriandolo, cannella, semi carvi, chiodi di garofano, noce moscata, anice stellato)

per la glassa:
zucchero a velo
acqua bollente
codette colorate

Mescolare la farina, la frutta secca macinata, il lievito, la buccia di limone e arancio grattugiate, l’uva passa, la saporita e fare la classica fontana. Al centro mettere lo zucchero e il burro a pezzetti, fare uno sfarinato ed alla fine aggiungere le uova e il bicchiere di saba. Qui va fatto un appunto: personalmente amo molto il gusto della saba, quindi per ottenere dei biscotti molto profumati preferisco mettere delle uova piccole ed aggiungere quanta più saba l’impasto riesca ad assorbire, poco alla volta, in più tempi. Impastare velocemente, per non sciogliere troppo il burro, creando una palla omogenea. Far riposare in frigo per almeno 1 ora, poi stendere ad un’altezza di circa 3-4 mm, e se si vuole ottenere la forma classica, con una rotella ritagliare delle losanghe, dei rombi, oppure si possono fare delle forme a piacere. Cuocere in forno a 180 °C per circa 10-12 min, fino a che abbiano un bel colore bruno.
Una volta raffreddati i biscotti, si possono decorare con la glassa, che io faccio semplicemente aggiungendo dell’acqua bollente allo zucchero a velo e mescolando fino ad ottenere un bel composto cremoso. Aggiungere delle codette colorate ed ecco i dolci tipici della festa dei morti!

Anicini e la niña mala

In questi giorni il caldo è arrivato prepotente a buttarci fuori dalla cucina e spingerci al mare: cucinare è una fatica sovrumana e le spiagge sarde sono un richiamo troppo forte! Per questo, oltre a parlarvi di cucina, oggi vorrei suggerirvi uno dei miei libri da ombrellone di questi giorni: Avventure di una ragazza cattiva, di Vargas Llosa. Storia d’amore tormentata di un niño bueno, che insegue la donna della sua vita, dalla Lima degli anni Cinquanta alla Madrid della fine degli anni Ottanta, vivendo a Parigi e Londra, viaggiando in Giappone, Austria e Russia. Insomma, storia, viaggi, lingue e culture diverse, e un amore difficile: tutto questo letto sotto l’ombrellone, non poteva che appassionarmi! Ve lo consiglio proprio!

Ma intanto continuo anche a collezionare ricette, rubate da chiunque si offra di farmi da maestro. Noto che mi viene spontaneo però appassionarmi principalmente alle ricette dolci. Questo perché sono incredibilmente golosa, sicuramente, ma soprattutto perché secondo me quelle dolci sono vere ricette, dove gli ingredienti vanno accuratamente pesati e mescolati secondo un ordine, la cottura va controllata e poco può essere lasciato al caso. Ecco, una vera scienza!

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Gli anicini di oggi sono dei tipici dolci da colazione, simili ai cantucci nella preparazione, perfetti per essere inzuppati nel latte o nel thè. Zia Adriana me li ha fatti cucinare una domenica pomeriggio, in cui, da grandi snob, abbiamo deciso di non andare la mare per evitare la confusione del week-end (sì, lo so, la mia vita di questi mesi è a dir poco invidiabile). Eccovi la sua ricetta.

Anicini sardi:
750 gr di farina
600 gr di zucchero
12 uova
1 bustina e ½ di lievito per dolci
1 pugno abbondante di semi d’anice

Montiamo i tuorli e lo zucchero fino a ottenere una bella crema chiara, poi aggiungiamo la farina e il lievito setacciati e, se necessario, un po’ d’acqua. Incorporiamo i semi d’anice e lentamente, gli albumi delle uova montati a neve. Con questa dose riempiamo circa due teglie rettangolari medie, precedentemente imburrate, che devono cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 35 minuti. Una volta sformate le due torte, che dovrebbero avere la consistenza di un Pan di Spagna un po’ duretto, le tagliamo a metà per il lato lungo e poi ricaviamo delle fette di ca. 1 cm, che mettiamo a seccare in forno a 130 °C fino a doratura.

Maestrale e ciambelle

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Quando ero piccola, dal ritorno dalle vacanze estive fino a Natale, la colazione era sempre la stessa: una tazza di caffelatte con le ciambelle di nonna! Sono dei biscotti che più semplici non si può, una pastafrolla leggera al limone con la marmellata a unire due fiorellini morbidi e fragranti che si sciolgono in bocca. Stamattina nonna e io li abbiamo fatti insieme, mentre fuori dalla veranda soffiava il maestrale e lei mi raccontava dei suoi 8 fratelli, di come impastavano 25 kg di farina per farsi il pane, di come la minestra con la fregola (di cui vi racconterò più avanti) lei non la mangia mai, perché in tempo di guerra mangiava sempre solo quella.

Questa è la porzione per la famiglia, che come ho già detto era piuttosto numerosa, ma si possono congelare e poi scongelare di settimana in settimana, senza che perdano nemmeno un po’ di profumo. Oppure fare metà dose, ma vi avviso, il rischio di rimanere insoddisfatti è alto :).

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Ciambelle sarde:

  • 1,2 kg di farina 00
  • 400 gr di burro
  • 400 gr di zucchero
  • 4 uova
  • la buccia di un limone grande grattugiata
  • 1 bustina di lievito per dolci

Unire il burro a pezzetti alla farina e al lievito, creando uno sfarinato sabbioso, poi aggiungere lo zucchero e la buccia del limone, e creare la classica fontana. Nel centro inserire le uova e iniziare a impastare, fino a creare una palla omogenea. La porzione di burro è minore che in una pastafrolla normale, quindi non si deve avere la fretta di lavorarla che di solito questo impasto richiede, nonna anzi lo lavora a lungo, lasciando che il burro ammorbidito renda il tutto setoso. Si fa riposare poi in frigo per mezz’oretta, si stende bene e si ritagliano i biscotti. La tradizione vuole che siano a forma di fiore, la base grande, su cui si poggia un cucchiaino di marmellata, e quello a coprire più piccolo, con il buco in mezzo fatto con un ditale (sìsì, proprio quello per cucire). Poi si infornano a 170 C° per ca.20 minuti, fino a quando sono belli dorati. Una volta freddi si cospargono di zucchero a velo e poi.. conviene nasconderli!

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